| Foto Livio Biloslavo |
martedì 8 aprile 2014
Amiche che vanno
lunedì 17 marzo 2014
Dedicato
| Foto Livio Biloslavo |
Navigando abbiamo trovato questo testo. Ci piace l'idea di condividerlo e di confrontarci.
O di confortarci?
Un difetto nelle donne......
Le donne hanno forze che sorprendono gli uomini........
sopportano fatiche e portano fardelli,
ma comprendono la felicità, l'amore e la gioia.
Sorridono quando vogliono urlare.
Cantano quando vogliono piangere.
Piangono quando sono felici,
e ridono quando sono nervose.
Combattono per quello in cui credono...
si ribellano all'ingiustizia.
Non accettano un "no" come risposta
quando credono che ci sia una soluzione migliore.
Rinunciano per far avere di più alla famiglia.
Vanno dal dottore con un'amica spaventata.
Amano incondizionatamente.
Piangono quando i loro figli vincono
e festeggiano quando i loro amici ricevono premi.
Sono felici quando sentono parlare
di una nascita o di un matrimonio.
I loro cuori si spezzano quando muore un amico.
Stanno in lutto per la perdita di un membro della famiglia
ma sono forti quando pensano che non sia rimasta più forza.
Sanno che un abbraccio ed un bacio
possono curare un cuore spezzato.
Di donne ce ne sono di tutte le forme, misure e colori.
Guideranno, voleranno, cammineranno, correranno
o ti invieranno e-mail per mostrarti quanto tengano a te.
Il cuore di una donna è ciò che continua a far girare il mondo.
Portano gioia, speranza e amore.
Hanno compassione ed idee.
Danno supporto morale alla famiglia e agli amici.
Le donne hanno cose vitali da dire
e tutto da dare.
Comunque, se c'è un difetto nelle donne
è che si dimenticano del loro valore.
Maturità. E poi?
| Foto di Livio Biloslavo |
Considerandolo quanto mai attuale ripropongo l’interrogativo posto da Giacomo che apprestandosi a sostenere la maturità non riesce a intravedere un futuro. Nella sua e-mail egli si chiede cosa gli riserverà la vita considerando che la società è allo sbando e non si trova lavoro. Conclude chiedendosi che mondo abbiamo lasciato noi adulti alla sua generazione.
(per gentile concessione mensile d’informazione Help, tratto dalla rubrica di corrispondenza con i lettori “lavori in corso … parliamone” a cura di Laura Berenini).
“Come una nave che è perduta in mare senza la bussola, così l’uomo che non ha la percezione della mèta è perduto in questo mondo di confusione. Come il capitano di una nave ne stabilisce la destinazione e mediante la bussola sa dirigerne la rotta attraverso acque oscure, così l’uomo che conosce la propria meta può dirigere la sua vita con la bussola della comprensione. Perché l’individuo che non conosce il suo scopo, si trova in istato di incertezza e caos, perché l’individuo che non ha risolto il proprio problema, il problema del mondo non è stato risolto…se l’individuo è infelice, scontento e insoddisfatto allora intorno a lui il mondo è immerso nel dolore, nello scontento, nell’ignoranza. Se l’individuo non ha trovato la propria meta il mondo non troverà la sua meta. Non potete separare l’individuo dal mondo… se il problema individuale può essere risolto colla comprensione così può esserlo anche il problema del mondo. Prima di poter comunicare la comprensione agli altri, dovete aver compreso per vostro conto e quando la verità sarà stabilita nel vostro cuore e nella vostra mente, vi dimorerà per sempre”.
Indovinate quando è stato scritto questo testo? L’ho tratto dal saggio “Vita in Libertà” di J. Krishnamurti nel 1928. Anche allora si parlava di incertezza e di caos …
Essere adulti significa metterci la propria parte di responsabilità in ciò che si fa e fare il possibile per dare il proprio contributo. Provare gratitudine per chi è venuto prima di noi e fare la fatica di cambiare ciò che crediamo inefficace, questo potrebbe essere un primo passo verso la costruzione dei tuoi progetti caro Giacomo. Dunque mettiti alla prova e anche se a fatica, inizia anche tu a costruire il tuo piccolo pezzo di mondo come tanti di noi, ognuno come può con le risorse che ha e con tanta buona volontà, senza mai perdere la fiducia.
Ricordati che gli esami nella vita non finiscono mai, accumula più risorse possibili che nel futuro ti permetteranno di scegliere.
Questa è solo la mia idea: forse in rete qualche internauta desidera passarti qualche altra risorsa ?
lunedì 3 marzo 2014
Mai una giusta
| Foto Livio Biloslavo |
Sono quella che non ne combina mai una giusta. Non solo perché la manica mi rimane impigliata nelle maniglie, obbligandomi a sperimentare la vita di una molla, o perché riesco a cadere dalle ciabatte (e non tacco 12, bensì pianelle). Ma anche perché cerco di dire la cosa giusta, e zac ecco che dico quella sbagliata. Voglio buttarla sul ridere, ed ecco che vedo lo sguardo del mio interlocutore smarrirsi e rabbuiarsi. E poi,accidenti ero proprio convinta della scelta di quel vestito. E non voglio infierire su di me parlando di scelte ben più importanti e per niente effimere delle quali ero proprio, ma proprio convinta. Come si usa dire, al mille per cento.
Sono le mie giornate “no”. Giornate in senso lato, perché a volte durano, come per definizione dovrebbe essere, 24 ore, ma talvolta assumono durata settimanale se non mensile. Con scadenze simili a quelle di un abbonamento. Un abbonamento che, anche se non mi offre nessun buono omaggio, rinnovo spesso. Di fatto ho la fidelity card. Scelta non volontaria ma che capita. Ecco “scelta” e “non-volontaria”. Ritorno a quella parola che presuppone una riflessione e quindi una decisione (scelta) e poi a quell’espressione “non-volontaria”, che sottintende che io non c’entro. Ed è solo così, mentre scrivo bene in grande su un foglio“scelta” e “non-volontaria”, che mi accorgo della contraddizione dei termini, o, per dirla in gergo letterario, divento consapevole dell’ossimoro. La scelta l’ho fatta io e di non-volontario c’è ben poco. Attenzione non sto colpevolizzandomi, o forse sì, un pochino. Diciamo che sto solo cercando di trovare una via di uscita. Una volta un mio amico, molto saggio, mi disse: “I brutti pensieri? Basta non coltivarli”. Giusto, così non fioriscono, anche se è spiacevole connettere i fiori ad alcunché di negativo. Ma penso che in questa semplice affermazione ci sia una saggezza notevole. Quando la giornata vira verso il grigio, per poi perfezionarsi nel nero, dovrei cercare di fare una scelta diversa: gettare via i fiori del male e cogliere quelli dai colori più accattivanti. Oh che belle parole! Ci provo ma non ci riesco. Accidenti e pensare che mi impegno. Allora ecco: chiudo gli occhi per un istante, faccio un bel respiro. E, in quell’attimo di sospensione che mi allontana dallo spazio e dal tempo, ritrovo un briciolo di quiete e penso: passerà, è una giorno/periodo come tanti e non sarà l’ultimo, ma passerà. E andrà meglio. Così accettando, alla fine mi rilasso e riesco a schivare qualche maniglia, camminando dritta e fiera sulle mie pianelle.
Tiziana Benedetti
giovedì 6 febbraio 2014
I racconti che valgono
| Foto Livio Biloslavo |
Ho avuto la fortuna di avere la nonna fino ai 37 anni. Una nonna speciale. Quando è volata via aveva 95 anni, ma era presente, fino all’ultimo. Autonoma e indipendente. Non aveva nemmeno i capelli d’argento. La sua data di nascita, il 1907, sapeva di antico. Dovevano ancora scoppiare due guerre mondiali. Nonna Antonietta raccontava gli eventi che erano rimasti incisi nel suo cuore, quelli in cui aveva provato le emozioni più forti. Dolori e soddisfazioni. Raccontava anche la sua quotidianità, quella della sua infanzia e quella della sua giovinezza. Un every-day-life così lontano dal nostro, così vicino nei suoi pensieri. Ripeteva i suoi racconti, ma il ritornare a quelle narrazioni, magari con le stesse parole, alla fine era rito. E il rito proprio perché ripetuto rappresenta una ricchezza e un’occasione. Già perché il risuonare delle parole diventa per l’ascoltatore, a pensarci bene, la possibilità che ci viene offerta per interiorizzare ciò che ci viene comunicato. La ripetizione è rassicurante nella sua immutabilità, ma è soprattutto strumento per lasciare traccia in noi. E l’insistere sulla stessa traccia crea il solco in cui cade il seme dell’esperienza. Così la vita di nonna Antonietta è germogliata nei miei pensieri. E rimangono ancora dentro di me i segni della sua saggezza, figli di una lunga vita vissuta. Le parole che i nonni raccontano sono generosità. Sono desiderio di condividere l’aurora della loro vita con chi ha ancora molte albe da vedere. E così è bello e arricchente sedersi accanto a loro per osservare insieme il tramonto. E, per rimanere in tema, quando la sera, stanca, vado a dormire e mi accoccolo sotto le lenzuola, mi sento proprio bene e dico: “questo è il posto dove si sta meglio”. Così come diceva mia nonna.
Tiziana Benedetti
Tiziana Benedetti
venerdì 24 gennaio 2014
Non sono la madre che tu ora vorresti
Amore
caro, non sono la madre che tu ora vorresti. Sono come sono, con i
miei pregi e i miei difetti le mie conoscenze e le mie lacune ma con
tanta volontà di fare del mio meglio come genitore.
Anche
se sento che ora non ti importa nulla di me e dei miei sentimenti,
volevo dirti che a me importa molto di te.
Desidero
che tu sappia che lotterò con tutte le forze che ho e che non ho,
per starti vicina in questo tribolato cammino che è l’adolescenza.
Credo
in te e nelle tue tante potenzialità. Sono convinta di averti dato crescendoti, tante risorse attraverso l’insegnamento, con
l’esempio e tutto ciò ti appartiene … anche se in questo momento
ti stai un po’ cercando! Ti vorrei più gentile, più umile e
meno istintivo non per formalismo, ma perché secondo me se ti
mettessi qualche volta in dubbio scopriresti tanto di te che nascondi
con la tua aggressività e arroganza.
Talvolta
durante i nostri litigi dimentico che ci separano trent’anni di
vita ed esperienza e di questo ti chiedo scusa. Volevo ricordarti che
anche quando litighiamo il mio amore per te non è mai messo in
discussione.
Tregua?
Pace? Fino alla prossima discussione!
Mamma.
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